SIMBOLI E SIGNIFICATI
In ogni rappresentazione del "presepio", compaiono indispensabili i simboli della liturgia cristiana, così come sono venuti assemblandosi ed evolvendo dalla lontana notte francescana di Greccio. Anzitutto la parola stessa "presepio", che significa "mangiatoia", il luogo primo deve fu posto il Bambino Gesù appena nato. Senza mangiatoia il presepio rimarrebbe mutilo e non sarebbe più possibile fare riferimento al messaggio cristiano; tenuto conto che in una mangiatoia si pone solitamente il fieno, che è il nutrimento degli animali da stalla, Gesù, umilmente si fa lui stesso fieno, nutrimento eccellente per l'umanità dei fedeli. La simbologia salvifica si esalta, quindi, nella specifica tipologia dell'ambiente che accoglie la mangiatoia: una grotta-stalla di caravanserraglio, tra le più povere rimaste in Bethlemme dopo l'albergatura straordinaria di quella notte in cui era comparsa in cielo la cometa. Uno spazio fisico disadorno. Accanto a Gesù Bambino soltanto un bue e un asino. Il bue è simbolo di carattere forte, ma paziente, sottomesso; animale sacro in Asia Orientale e in Grecia dove interpretava anche il ruolo sacrificale; il bue è il popolo dei futuri cristiani, fedele al proprio mandato fino alla rinuncia perfino della vita. Anche l'asino è un animale importante nel contesto delle narrazioni bibliche; in Egitto l'asino rosso incontrava l'anima dopo la morte; in Grecia veniva sacrificato nel recinto sacro di Delfi; Dioniso e i suoi seguaci cavalcavano asini; nel Libro dei Numeri è conosciuto come l'animale che capisce Dio più di quanto riescano gli stessi uomini . Gesù entra in Gerusalemme cavalcando un'asina bianca , simbolo di intelligente umiltà.
Di Maria, madre di Gesù, si descrivono le identità teologiche nei vari repertori mariani; Maria l'immacolata nata di natura preternaturale, senza peccato originale; vera madre; mentre Giuseppe, simbolo della virtù matrimoniale e contemporaneamente responsabile della famiglia, assiste moralmente la sposa e accudisce il figlio putativo.
Nel cortile di Bethlemme stazionavano nella notte santa, alcuni pastori e carovanieri con il loro seguito; tra quelli erano anche le donne che prestarono amorevolmente soccorso alla privilegiata puerpera: serventi e spose, pratiche di parto. I Vangeli apocrifi ne ricordano in particolare una: Salomè, scettica, incredula, inquietante: rimase paralizzata a un braccio per aver tentato la verginità di Maria, fino al perdono. Salomè è simbolo della crisi, dell'incredulità per ignoranza, e ancora occasione di egoismo . I carovanieri e i pastori sono la Palestina, tutta, cioè la mosaica "terra promessa"; un popolo, selezionato . Ad esso arriva ambasciatore un angelo per annunciare l'Evento della notte santa, e quel popolo, dopo aver sostato in stupefatta meraviglia davanti alla mangiatoia, riprende, ostinato, il cammino lungo le vie del deserto, che sono le strade impervie, fatali dell'esistenza.
Muovono dal recinto di Bethlemme dove hanno vissuto il miracolo del Messia davanti al fuoco, al riparo di una grande palma. Il fuoco è la la vita stessa, l'energia vitale; è nel profondo del cuore umano. La grande palma, invece, è raffigurazione analogica dell'"Albero della vita", pianta misteriosa che Dio aveva creato nel giardino dell'Eden, accanto all'albero della "conoscenza del bene e del male"; del primo potevano cibarsi i progenitori, Adamo ed Eva, mentre la frutta del secondo era proibita. Nella rappresentazione tradizionale, naturalistica del presepio l'albero della vita è solitamente simboleggiato con la palma; questa, già di per sè , era considerata albero della pace e dell'abbondanza, tipico dell'area culturale mediorientale, ma anche "Albero della vittoria". L'ingresso di Gesù in Gerusalemme avviene, infatti su un tappeto di foglie di palma, metafora della vittoria di Cristo sulla superstizione ignorante della plebaglia politica.
Col passare del tempo le tradizioni presepistiche tardo medievali formatesi nei vari stati europei, specie del continente centromeridionale, hanno interpretato con eccezioni particolari la qualificazione originaria dei pastori e dei carovanieri, trasformandola in quella intellettualistica di "operai della vigna e del Signore"; vale a dire: contadini, artigiani, veicolanti, falegnami, boscaioli, fabbri e maniscalchi, etc.: le donne intente a impastare il pane, dare becchime ai polli, al pozzo a prender acqua, e così via. I figuranti variano nel costume da latitudine a latitudine; parlano ciascuno il linguaggio proprio della regione d'origine; ancora a pochi è data un'educazione aristocratica e con essa l'uso di un lessico dai significati comuni, separazioni etniche o di casta si conserveranno per secoli ostacolando l'esercizio di quella "caritas" implicita nell'annunzio natalizio. Liturgia della nascente Chiesa di Cristo, i pastori; liturgia della della cultura e della sapienza, i Magi, straordinario ospiti del presepio, un presepio tutto nuovo, a Nazareth, se è vero che giunsero alla casa di Maria e di Giuseppe quando già la "famiglia" era tornata in Galilea. Erano partiti dal lontano regno di Saba, di dove era pure venuta a Gerusalemme per visitare Salomone, secoli addietro, una bellissima e sfolgorante regina. I Magi vestono più simboli; anzitutto quello delle dinastie etniche bibliche originatesi dopo la sconfitta della torre di Babele: semitica camitica e japetica; sono anche i depositari del tesoro di Adamo: davanti alla grotta del monte Nud, il monte del Paradiso, per millenni hanno gelosamente custodito il tesoro raccolto da Adamo, comprendente una grossa mela d'oro e trenta denari d'argento, gli stessi che donati a Maria, perduti casualmente durante la rapida fuga in Egitto, trovati da un levita e consegnati al tempio di Gerusalemme sarebbero serviti per pagare Giuda Iscariota.
I Magi simboleggiano anche le tre età importanti dell'uomo: giovinezza, maturità, senescenza: metafora del percorso di vita cui è destinata ciascuna creatura appartenente ai regni vegetale e animale. I doni recati al Bambino Gesù appartengono alla persona del Salvatore con stretta pertinenza alla sua doppia natura: umana e divina: oro, omaggio alla regalità di Gesù; incenso, testimonianza di adorazione alla divinità, mirra, dono diretto all'uomo. Indubbiamente sono i personaggi più accattivanti della platea presepistica.. Il corteo dei Signori d'Oriente si completa con molte comparse; più figuranti compaiono, più è reso qualificato lo sfarzo della corte magusa. Accanto ai diversi gradi sociali dei cortigiani scopriamo gli animali.
Mentre i pastori conducono alla grotta pecore, cani e ovini domestici (le pecore sono simbolo di onestà, candore, ingenuità; i cani rappresentano la fedeltà appassionata, fino al sacrificio), i Magi conducono al seguito animali esotici, specie cammelli ed elefanti; raramente, ammansite, alcune belve circensi. I cammelli sono simbolo di sobrietà, mansuetudine, obbedienza, anche se in qualche paese sono visti come manifestazioni dell'ira e della pigrizia. Gli elefanti, invece, forse per le numerose leggende che accompagnano la loro grande mole, hanno sempre esercitato uno strano fascino sulla mentalità popolare che li ha considerati le cavalcature precipue dei re, simbolo, perciò di un potere straordinario così come eccezionale era considerata la loro intelligenza; inoltre interpretano le virtù della saggezza e della temperanza. Per la longevità che li distingue sono stati assunti nell' iconografia pre e post cristiana, quali interpreti dell' esistenza che si rinnova eternamente; reggitori e custodi ad esempio, dello stesso "Albero della vita".Anche il luogo della rappresentazione è elemento di primo interesse nell'economia significativa del contesto descrittivo. Nella geografia convenzionale, la mimesi storica tende a riprodurre paesaggi, approssimativi, ma in grado di imparentarsi in qualche modo con quelli palestinesi del tempo i Gesù; ne sorge un genere iconografico elementare, spesso essenziale, raccolto intorno al cuore della rappresentazione sacra, vale a dire la grotta; dietro di essa villaggi, città, paesi, colline, laghi campagne, preludono al confine col cielo; sotto la volta del cielo, nel paesaggio che accompagna la descrizione dei luoghi natalizi, fa da protagonista il deserto che, in senso biblico, è uno tra i condotti geografici più fecondi di significati simbolici. Richiamando la narrazione dell' Esodo ebraico, si dice che solamente nel deserto può raccogliersi e formarsi il popolo di Dio, e che solo attraversando faticosamente un deserto 1'anima umana possa rigenerarsi Lungo le stradine che animano la composizione del presepio, incontriamo case, fontane, orti, cortili, torri castellane, corsi d'acqua, i freschi ruscelli dell'immaginazione creativa. Ogni epoca, ogni cultura, si sono adoperate per la migliore riuscita dell' impresa rappresentativa, talora magari debordando, compiacendosi nella trasgressione dell'ortodossia; vediamo, oggi, la Nativitā manifestarsi sotto il porticato di un fienile, nei locali disadorni di una casa popolare, sui gradini di un palazzo pubblico. I "paesaggi", cioè le "ambientazioni" spesso non rispondono più alla domanda originaria di spiritualità; in questo senso, spesso, certi presepi non sanno ritrovare unità di fede: diventano giochi, imprese di costume, virtuosismi costruttivi cui, a forza, si cuciono simbologie estranee al significato primario della memoria natalizia.
Molti altri simboli e metafore sono presenti in un presepio che ha titolo per definirsi tale. Alla scoperta di un mondo spirituale ricco di tante particolari attenzioni,è rivolto il pensiero; il significato messianico veste il primo approdo alla liturgia della "santa notte" di Bethlemme. Tutto il resto è stupore, meraviglia, sentimento affettuoso; è pace agli uomini di buona volontà, come recita 1' annuncio dell' angelo uscito da una folgorazione di luce, alla periferia di un piccolo villaggio in Giudea.
